Specializzato in nulla…


Oggi anche il cretino è specializzato. (Ennio Flaiano)

Ti è mai capitato di incontrare specialisti che non sanno e non fanno?
Quanti specialisti ci sono sul mercato, che non sono realmente specialisti?

I primi anni che sono diventato coach, ho seguito gruppi e fatto incontri con altri coach e specialisti in PNL. Ho cercato di crearmi un gruppo di pari con il quale confrontarmi e crescere professionalmente in questa disciplina.
Purtroppo era pieno di persone che avevano fatto corsi ma non avevano altro se non quell’attestato. Un attestato che, per chi conosce, non ha una valenza professionale e specialistica.
Era il boom dei corsi di questa nuova disciplina, in quegli anni le società che facevano corsi per diventare coach e specialisti in PNL fioccavano e, ovviamente, da questi corsi uscivano centinaia di persone con queste qualifiche.
Parliamoci chiaro, non sto generalizzando, ma i fatti sono i seguenti:
Su 10 nuovi coach, al massimo 3 erano specializzati in un settore ed essere competenti per far raggiungere risultati importanti.
Tutto questo andando a creare una nomea che andava a nuocere gravemente questa nuova attività: il “fuffa” coach.

In quel momento ho realizzato che era necessario essere un coach ma anche un consulente. Dovevo necessariamente utilizzare le tecniche di PNL, quelle di coaching, ma allo stesso tempo conoscere quelle per cui mi proponevo.
– Se mi proponevo come mental coach sportivo, avrei dovuto conoscere non solo la disciplina sportiva, ma anche la parte della preparazione atletica, della nutrizione e dell’immagine (ebbene molti professionisti hanno anche questa necessità).
– Se mi proponevo come business coach, avrei dovuto conoscere anche molti aspetti dei business ai quali mi rivolgevo, ma in generale avrei senza meno dovuto sapere nozioni di marketing, organizzazione aziendale e strategie amministrative.
No! Non mi dovevo sostituire ai “tecnici”, ma sicuramente dovevo sapere di cosa si stava parlando ed entrare negli argomenti per essere anche capace di “capire” i miei interlocutori, mettermi nei loro panni.
Come vedi evito il life coaching, ma volontariamente in quanto lo ritengo fondamentale per entrambi e quindi in questo caso c’è molta psicologia dentro, per capire la persona in modo “profondo”.

In questo modo ho potuto avere grossi vantaggi, perché non solo capivo il “profondo” dei miei clienti, ma allo stesso tempo mi mettevo nei loro panni quando erano in difficoltà su specifici argomenti.
L’ulteriore vantaggio era quello di apparire ai loro occhi anche come esperto e consulente, aumentando la tua professionalità, il tuo carisma e ottenendo da loro quel rispetto che ti aiuta a farti seguire nel tuo lavoro.

Questo è il concetto che vorrei passasse.
La tua professionalità, aumentata a vantaggio del tuo lavoro, rendendolo unico e estremamente performante.
Tu come faresti?

Check your Brand – Lead your Brand